GIOSIO

Giosio, toponimo di incerta derivazione, ci giunge attraverso le varianti toponomastiche Zolgo (1223), Zosso (1364), Zoxo (1411-1457) e Zosio (1639). Raccolto su un piccolo croppo roccioso, circondato da prati e vigneti, ha case quattro-cinquecentesche di solida struttura, alcune più simili a caseforti. Esisteva una piccola cappella risalente al XVI secolo, sulla quale, nel XVII secolo, fu costruito l’oratorio attuale. Notevole peso ebbe in questa frazione la famiglia Cucchi, i cui membri spesso ricoprirono ruoli di avvocati, notai e sacerdoti. A pochi passi da questo nucleo sono presenti alcuni piccoli centri abitati quali: Calcone, Casa Motello, Case Lavazza e Prata, quest’ultima dotata di un monumentale lavatoio.

L’Oratorio della B. V. Annunciata

 L’attuale oratorio risale alla prima metà del XVII secolo. Sulla facciata sono presenti tre affreschi rettangolari che raffigurano l’Annunciazione al centro, S. Giovanni Battista e S. Antonio da Padova ai lati, attribuiti al pittore Luigi Reali; attualmente sono coperti da tre tavole lignee dipinte che riproducono gli stessi soggetti.

 La casa della famiglia Cucchi

 L’antica casa della famiglia, datata 1611, conserva internamente un soffitto in legno dipinto, alcuni affreschi murali, lo stemma di famiglia e un medaglione molto guasto da cui si deduce la figura di una Madonna delle Grazie con S. Pietro, datata 1738, dipinta da Giuseppe Mattia Borgnis.

Il forno del pane

 Quello di Giosio è ancora funzionante, appartiene agli abitanti e si può visitare liberamente. Ogni frazione ha uno o più forni comunitari che, seppur “freddi” da molto tempo, da qualche anno tornano a scaldarsi in occasione delle feste frazionali.

Il torchio

 Sistemate sul piano, le vinacce venivano gravate con assicelle e travetti fino a toccare la trave. Una vite di legno permetteva di abbassare la trave e alzare una grande pietra in modo che il peso spremesse le vinacce. Il Torchio di Giosio è uno degli esemplari meglio conservati e si caratterizza per le dimensioni monumentali.